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“Crazy Murder”, un serial killer senzatetto, tanta cacca e tanto vomito

Crazy Murder

“Crazy Murder”, ovvero quello che all’ occhio umano potrebbe sembrare semplicemente un porno adatto agli appassionati di Coprofilia (Gianni Morandi docet) mista a del buon Sadismo, ma che in realtà è un horror underground low budget, tanto apprezzato dai fans del cinema estremo.

Prodotto nel 2014 dalla statunitense BrainDamagesFilms, “Crazy Murder” diretto da Doug Gerber e Caleb Pennypacker, racconta la quotidianità di un serial killer senzatetto e senza sanità mentale che trascorre le giornate uccidendo persone a caso, cagando e vomitando.

Stop.

La trama è tutta qui e non essendoci molto altro da aggiungere vi saluto, vi abbraccio e tante care cose.

Crazy Murder

Ok forse sono stato un tantino troppo sintetico nel raccontarvi il film ma, a dirla tutta, la sintesi sopra descritta, magari un po’ troppo concisa e lasciata al caso, non si discosta di molto dalla realtà.

“Crazy Murder” è la rappresentazione in prima persona degli orrendi crimini di un serial killer, di cui non viene mai menzionato il nome, un barbone dei giorni nostri che vaga per le strade di New York.

Uccide praticamente chiunque capiti sotto tiro, non fa distinzione di età o sesso (disturbante la scena in cui spappola un neonato sbattendolo con forza contro il pavimento), si diverte a defecare o vomitare addosso alle persone oppure mangiare a sua volta il proprio vomito, le proprie feci, cerotti insanguinati e preservativi usati presi direttamente dall’ immondizia.

Crazy Murder

Abbastanza grottesca ma comunque d’ impatto, la parte in cui il nostro protagonista “raccoglie” dalle sue mutande un po’ di cacca appena sfornata e si cosparge viso e capelli.

Le armi utilizzate per compiere gli omicidi sono rudimentali ma efficaci; martelli, pietre, cacciaviti e qualunque corpo contundente sia disponibile.

L’ unica cosa a davvero importante è fracassare calotte craniche o sventrare uomini, donne e bambini.

Il film ha praticamente lo stesso ritmo per tutti i 93 minuti di pellicola, omicidi ben rappresentati (insolito per un lavoro a basso costo dove, nella maggior parte dei casi, l’ efferatezza scade nel ridicolo), Kevin Kenny, l’ attore che veste i panni del serial killer, davvero bravo nell’ impersonificare la pazzia allo stato puro (urla, grugniti e bava alla bocca sono un tocco di classe) e tanta, ma davvero tanta, sporcizia buttata in pasto allo spettatore.

Classico film a cui meglio non assistere se si è deboli di stomaco.

Il tempo in questo caso è relativo, non c’è un reale alternarsi di periodi, la violenza viene mostrata quasi in un’ unica sequenza, come se seguisse un percorso apparentemente casuale ma, in realtà, ben preciso.

Il trascorrere delle giornate è scandito dal susseguirsi delle quattro stagioni ma questo elemento non è poi così determinante, non aggiunge e non toglie nulla alla trama.

Il killer psicopatico vive in un mondo tutto suo, completamente alienato dalla realtà che lo circonda e le depravazioni a cui assistiamo devono essere interpretate come una sorta di denuncia nei confronti di una società che abbandona al loro destino proprio quelle persone che maggiormente avrebbero bisogno di aiuto.

Crazy Murder

In questo caso i senzatetto, i vagabondi, i disperati che affollano i marciapiedi, i vicoli e gli anfratti delle grandi metropoli.

“Crazy Murder” per non lasciare nulla al caso, prepara l’ ignaro spettatore allo follia che a breve si paleserà davanti ai suoi occhi, mostrando dopo pochi secondi il messaggio:

“Sono oltre cinquantamila i senzatetto che vivono tra le strade di New York e un quinto di essi soffre di disturbi mentali”.

Crazy Murder

Non passa inosservata la volontà da parte dei registi di voler colpire con del sottile black humor, alcuni simboli classici del capitalismo; nonostante questo tipo di critica velata al consumismo dettato dalle grandi Multinazionali, sia spesso ricercato sopratutto nei film underground, rimane una scelta azzeccata che permette alla pellicola di assumere un aspetto ancor più provocatorio.

Ecco allora il protagonista che da una parte, preso da uno dei suoi tanti raptus, distrugge un personal computer e dall’ altra, vomita simpaticamente un panino del McDonald’s appena ingerito.

Come potete immaginare, i conati di vomito sono tutti rippresentati con meticolosa precisione…

L’ inizio del film mette subito le cose in chiaro: una ragazza seduta su una panchina guarda lo schermo del proprio telefono, ignara della minaccia che sta per incombere.

Il killer, con una faccia spiritata che è tutto un programma, si avvicina silenzioso.

La tipa, osservando bene il soggetto, capisce che non sarebbe una cattiva idea nascondere la borsa ma neanche il tempo di rendersi conto di quanto sarebbe saggio per lei, allontanarsi da quell’ uomo, che il nostro eroe le afferra i capelli e le buca la gola con un cacciavite.

E questo è solo il preludio…

 

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.

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