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I tre amici inseparabili che distrussero un angelo: Lorena Cultraro

Lorena Cultraro
I genitori di Lorena

Era scomparsa il 30 aprile del 2008, la giovane Lorena Cultraro, dal suo paese, Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Uscita da casa intorno alle 15:30, di lei non si ebbero più notizie.
I genitori, fino all’ ultimo istante, sperarono che la causa di quell’ allontanamento fosse dovuta, magari, ad una fuga d’amore con un nuovo fidanzatino conosciuto a scuola. In fin dei conti, quella è l’ età in cui si compiono le prime “pazzie”, dettate più che altro dal desiderio di evadere, trasgredire, sperimentare.
Purtroppo, però, la realtà dei fatti si rivelò nettamente più drammatica.
Il suo cadavere venne ritrovato il 13 maggio dello stesso anno, in fondo ad un pozzo in un casolare sperduto nelle campagne della provincia siciliana, nei pressi di Vallo Giummarra, con un masso legato alla vita in modo che quel corpicino inerme, sprofondasse nelle acque.
La successiva autopsia descrisse un orrore ancora più grande, quasi inimmaginabile se si pensa che a subirlo fu un’ adolescente di appena 14 anni. Prima di essere gettata in quel maledetto pozzo come fosse spazzatura, la ragazza venne stuprata, picchiata selvaggiamente con calci e pugni, strangolata con un cavo elettrico ed, in parte, bruciata.
Ma c’è un altro aspetto sconvolgente in questa terribile storia, non solo l’ efferatezza del delitto compiuto, ma anche la scoperta che gli autori di tale mattanza fossero amici (o presunti tali) della vittima, anch’ essi giovanissimi: Domenico, 17 anni, carrozziere, Giuseppe, 16 anni, operaio nelle serre e Alessandro, 15 anni, studente.
Dopo giorni di indagini e interrogatori pressanti, alla fine, i tre ragazzi confessarono le orrende azioni compiute: “L’ abbiamo uccisa perchè aveva detto di essere incinta di uno di noi. Questo avrebbe creato seri problemi con le nostre fidanzate” ecco l’ agghiacciante movente fornito dagli assassini.
Dal carcere in cui è detenuto, uno dei tre carnefici, Alessandro, ha raccontato la sua versione: “Conoscevo Lorena da 5 mesi e con lei avevo avuto anche un rapporto sessuale. Ero davanti alla scuola di Niscemi con Giuseppe e Domenico. Lorena Cultraro era lì e quando ci ha visto arrivare ci disse che era sua intenzione incolpare uno di noi del fatto che era incinta. Qualche ora dopo, Domenico mi inviò un sms nel quale mi diceva, più o meno, che dovevamo ammazzare Lorena. Da quel momento è scattato il piano nelle campagne alla periferia di Niscemi”.
Così quel pomeriggio del 30 aprile, Lorena Cultraro salì a bordo del motorino di Domenico, diretta in quel casolare a due chilometri da casa. Con loro, in sella ad un altro scooter, c’erano anche Alessandro e Giuseppe.
“All’ interno del casolare” ha proseguito il ragazzo “Domenico e Giuseppe hanno iniziato a spogliare Lorena, che in qualche modo cercava di fare resistenza, soprattutto verbale. I due hanno continuato e sono riusciti a spogliarla del tutto e a turno, prima Giuseppe, poi Domenico e per ultimo io, abbiamo avuto rapporti con lei. Poi Giuseppe e Domenico hanno iniziato a prenderla a calci e pugni, perchè aveva messo in giro false notizie nei loro confronti creando problemi con le loro fidanzate. Ad un certo punto ho notato uno dei due, non ricordo bene chi fosse anche per la rapidità del gesto, passare sul collo di Lorena un filo della corrente elettrica o un cavo tv, ed entrambi glielo strinsero così forte da soffocarla. Io me ne stavo in disparte a guardare e Giuseppe e Domenico mi dissero di tapparle la bocca perchè lei cercava di gridare aiuto. Preso dalla paura, pensando che avrebbero potuto far del male anche a me, le misi una mano sulla bocca fino a quando non ci accorgemmo che non respirava più e le usciva anche sangue dalle labbra”.
Dopo il brutale assassinio, i tre amici tornarono in paese come se niente fosse. Per tredici giorni, hanno vissuto con questo macchia indelebile sulla coscienza, senza, però, cedere mai alle pressioni degli investigatori. Anzi, tentarono anche di depistare le indagini, affermando di aver visto la ragazza, il giorno della scomparsa, salire a bordo di un Golf grigia in compagnia di un uomo molto più grande.
Gli inquirenti, però, analizzando i tabulati telefonici scoprirono che tutti e tre avevano avuti contatti con la ragazza le ore antecedenti la scompara.
Domenico, Giuseppe e Alessandro, tre ragazzi “normali”, amici fin da piccoli, provenienti da famiglie economicamente modeste ma che mai avevano avuto rapporti con la criminalità, famiglie che, per la vergogna, decisero di abbandonare le loro abitazioni.
Voci di paese, raccontano che uno dei tre carnefici, mesi prima del delitto, avesse avuto con Lorena Cultraro un legame sentimentale ma, in una sorta di gioco crudele, costringesse la ragazza ad avere rapporti intimi anche con gli altri due amici. Fino al giorno in cui, spaventati da una possibile gravidanza, avvicinarono la 14enne con l’ inganno, portandola in un casolare disabitato, per poi stuprarla a turno, picchiarla, strangolarla, in parte, bruciarla e abbandonare il suo corpo violato, a giacere nel fondo buio di un lugubre pozzo.
Il padre di Lorena, Giuseppe Cultraro, imbianchino e vigile del fuoco volontario, chiede giustizia: “Se questi ragazzi sono colpevoli, allora non devono più uscire di galera. Quello che hanno fatto è terribile. Non ci credo che mia figlia fosse incinta, non ne aveva parlato né con me né con sua madre. Sono falsità. Lorena era solo una bambina, tranquilla, affettuosa, sempre serena. Abbiamo perso la speranza in tutto, per me il mondo non esiste più, la vita non ha più senso. Io e mia moglie cerchiamo di resistere solo per il nostro secondo figlio, ma siamo distrutti. E’ una cosa orribile. Lorena era solo una bambina, una ragazza buona”.
Giuseppe, un altro dei tre aguzzini, dal carcere in cui sta scontando la pena, ha espresso tutto il suo pentimento: “Sono stato un animale, perdonatemi. Ancora oggi, ho tanti rimorsi per quanto successo. Quando penso a questa storia mi viene da paragonarmi ad un animale, perchè animale alla fine lo sono stato, senza testa e senza cuore. Non riesco a spiegarmi come ho potuto avventarmi su una ragazza come Lorena, perchè era indifesa e soprattutto non meritava una fine così orrenda. Le donerei la mia vita per farla rivivere con tutta la gioia che non le mancava mai”.
Le indagini della Procura dei Minori di Catania e della Procura di Caltagirone, hanno portato alla condanna dei tre diabolici amici a 20 anni di detenzione.
Uno di essi, Domenico Di Modica, venne, successivamente, accusato di un altro crimine a sfondo sessuale, risalente ai primi mesi del 2007. La vicenda non sarebbe mai emersa se la vittima, allora 16enne, non avesse trovato, anni dopo, il coraggio di denunciare quel terribile episodio.
Di Modica ed un suo amico, con un espediente, avrebbero attirato la ragazza in un appartamento della periferia di Niscemi, dove c’ erano altri due complici ad attenderli, tra cui il proprietario della casa. I quattro l’ avrebbero violentata a turno per poi lasciarla andare, imponendole il silenzio sotto la minaccia di possibili gravi ritorsioni.
Dopo cinque anni di paure e silenzi, è scattata la denuncia e la successiva inchiesta che, per la presenza di Domenico sia nell’ omicidio di Lorena Cultraro che nello stupro della 16enne, è stata denominata “Colpo di Coda”.

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.