Il più grande mistero del Dark Web: le Red Room

Red Room
Le leggende che popolano il Dark Web sono innumerevoli (e lo sappiamo tutti), sono così tante che alcune neanche me le ricordo ma nessuna è riuscita a generare tanto interesse e curiosità, quanto i racconti che riguardano le famigerate Red Room.
Le Red Room sarebbero nient’ altro che degli spettacoli in live streaming, solitamente ambientati in una stanza spoglia, asettica (in modo da non lasciare indizi che ne facciano rintracciare il luogo), in cui sono presenti un uomo mascherato con il tipico cappuccio da boia e un prigioniero, bendato e legato su una sedia o un letto. Nella maggior parte dei casi, le vittime sono bambini, donne o animali.
Il prigioniero può subire qualunque tipo di tortura minimamente immaginabile (compreso lo stupro, le frustate, la decapitazione, lo squartamento) fino alla sua morte, per mano del carnefice che esegue gli ordini impartiti dagli stessi spettatori della live.
Per assistere ad un simile abominio bisogna pagare cifre molto alte e lo stesso vale nel caso in cui il partecipante decida di interagire con il boia, indicando, tramite un’ apposita chat IRC, la tortura che desidera veder compiuta sulla vittima. Per ogni azione richiesta c’è un prezzo da pagare in bitcoin (la valuta non rintracciabile molto utilizzata nel Dark Web).
Volendo, lo spettatore può, semplicemente, assistere allo spettacolo senza interagire con l’ aguzzino.
Secondo le fonti presenti su siti come Reddit o 4chan, entrare in una Red Room sarebbe molto difficile, essendo questa l’ apoteosi dell’ illegalità.
Per trovarne una ci vuole una grossa dose di fortuna: il primo passo da compiere è iniziare a fare domande sulle tante chat del Dark Web chiedendo agganci per entrare in una Red Room, nella speranza che, prima o poi, qualcuno possa fornire all’ utente, indirizzi privati che portino alla pagina desiderata.
Giunti qui, i moderatori della Red Room, cercheranno di scoprire il più possibile sulla persona che sta richiedendo l’ accesso alla pagina, in modo da evitare che agenti dell’ F.B.I. o di qualunque altro organo di sicurezza, possano introdursi.
Superato il test, il gestore della Red Room richiederà un id- mail in cui inviare un link contenente i dati per l’ accesso alla live e per il pagamento del servizio. Compiute tutte queste azioni, l’ utente avrà la possibilità di entrare nella home page del sito in cui, solitamente, è visibile un countdown (con i giorni, le ore e i minuti mancanti) che informa lo spettatore del tempo rimanente prima della prossima live streaming.
Le Red Room più conosciute nel Dark Web sono la “ISIS Red Room” (recentemente chiusa dall’ F.B.I) e la “Shadow Web Gateway”.
La prima, portata alla luce da un internauta su Reddit nell’ Agosto del 2015, ipoteticamente, postava filmati in cui gruppi di soldati venivano torturati ed uccisi dai terroristi dell’ ISIS. Sulla pagina comparivano frasi del tipo: “Siamo felici di dirvi che abbiamo condannato a morte due prigionieri. Aspettatevi giochi divertenti, mescolati alla tortura, come promesso. Tutto interattivo ed ancora completamente gratuito. Vivere o morire, a fine giornata” o ancora “Uploderemo materiale completamente gratuito. Questo diverrà l’ Instagram delle torture ISIS”.
Red Room
Shadow Web Gateway, invece, sarebbe più che altro una porta d’ accesso per entrare in una vera Red Room. Ci sarebbe anche una terza pagina associata spesso alla “Stanza Rossa” e si chiama “A.L.I.C.I.A.” ma, in questo caso, la questione è un po’ più complessa e merita di essere meglio analizzata in un articolo a parte.
Red Room
Tutto sto bordello di parole e non vi ho ancora detto da dove nasce la leggenda delle Red Room. Ebbene, l’ origine di tutto è una creepypasta giapponese, denominata “Red Room Curse”, un filmato che a sua volta si rifà ad un’ animazione horror creata in Adobe Flash nel 2000.
Comunque, la leggenda parla di un ragazzo che racconta ad un amico dell’ esistenza, in giro nel web, di un pop- up che, semplicemente, mostra la scritta “Do you like…?”. Se qualcuno cerca di chiudere il pop- up, muore sotto atroci sofferenze.
L’ amico, tornato a casa ed incuriosito dalla storia, cerca di questo maledetto pop- up, senza, però, trovarlo. Il ragazzo, quindi, lascia perdere e continua la navigazione in Internet tranquillo e beato ma ecco che, all’ improvviso, compare il terribile pop- up, accompagnato da una voce infantile che chiede “Do you like…?”.
Anche dopo aver chiuso il pop- up, questo continua a ricomparire, chiedendo in continuazione “Do you like…?”. A quel punto, il pop- up inizia a ricaricarsi automaticamente finchè la voce infantile diventa sempre più distorta e la domanda, lentamente, cambia in “Do you like Red?”.
Il ragazzo continua a lottare contro il pop- up che, puntualmente, si riapre finchè la domanda non viene formulata in maniera completa: “Do you like the Red Room”?.
Alla fine, compare un elenco di nomi, tra cui anche quello dell’ adolescente che, inizialmente, aveva raccontato la storia del pop- up misterioso.
Mentre il nostro protagonista legge terrorizzato la lista di nomi, un ombra compare alle sue spalle…
Il giorno successivo, nell’ istituto frequentato dai due ragazzi, tutti parlano della loro morte: alcuni dicono che i due si sarebbero suicidati, altri ipotizzano che fosse opera di un serial killer considerando, anche, che le pareti delle camerette dei due malcapitati, vennero ritrovate, quasi, completamente ricoperte di sangue.
In conclusione del video, viene inquadrato il pc del protagonista, con il suo nome alla fine dell’ elenco di persone. La leggenda vuole che chiunque veda quel video, corre il rischio di ritrovarsi sul proprio computer il suddetto pop- up…
Bene ragazzi, questi erano gli aspetti principali da sapere riguardo le Red Room e, nonostante oggi vi abbia infarinato con parole e parole, descrizioni, fantomatici racconti e quant’ altro, alla fine della fiera, ritengo giusto dirvi che le Red Room, in realtà, NON ESISTONO: la leggenda più seguita del Darb We, a dirla tutta, è una grandissima cazz…
Proprio così miei cari affezionatissimi: non ci sono prove concrete che certifichino l’ esistenza delle Red Room e tutte quelle pagine web che si spacciano per “Stanze Rosse”, ve lo assicuro, sono solo dei fake creati, nella maggior parte dei casi, per spillare soldi, comprese ISIS Red Room e Shadow Web Gateway.
Le Red Room sono un’ invenzione, una banalissima creepypasta e chiunque affermi il contrario sa bene di essere nel torto. Ad oggi non abbiamo uno straccio di filmato, un indizio, una testimonianza reale e fondata che dimostri l’ esistenza delle Red Room, possiamo solo affidarci a fantomatiche leggende e allucinanti racconti inventati.

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.

Una risposta a “Il più grande mistero del Dark Web: le Red Room”

  1. Comincio col dire che non credo nelle Red Rooms. La mia esperienza con Tor negli abissi del Deep Web mi ha insegnato che sarebbe estremamente difficile la riproduzione di un video live. Il tutto suona come una creepy pasta ben orchestrata. Non ritengo però corretto etichettare un fenomeno come falso al 100% solo perché risulta improbabile e non si hanno prove concrete della sua esistenza. Non esistono prove certe dell’esistenza di snuff movies e di abusi rituali, ma spero di trovarti d’accordo sull’alta probabilità che non si tratti solo di leggende metropolitane.

    Ti ringrazio per le storie che racconti nei tuoi post, nei particolari più marci ed agghiaccianti, così come deve essere. Inutile tentare di abbellire il male, a mio parere.
    Spero che in futuro parlerai di fatti dei quali mi sono ampiamente documentata, come l’asilo McMartin e gli abusi di Rochdale.

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