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Il più osceno film tra i naziporno: “La bestia in calore”

La bestia in calore
Penso sia innegabile ammettere che, in questo periodo di lockdown, la sorpresa più gradita sia stata la versione Premium gratuita gentilmente fornita, a tutti noi morti di fi.., da Pornhun nel mese di Marzo.
Ed io, che mai avrei potuto rinunciarvi, tra un rapporto lesbo, un’ ammucchiata, una gang bang, un incesto e una “milf 50enne si fa scopare dall’ amico del figlio”, ho rispolverato dagli anfratti della memoria, un vecchio film che come pochi è riuscito a sconvolgermi; signore e signori, a voi “La bestia in calore”, film del 1977 scritto e diretto da Luigi Batzella (che per l’ occasione decise di firmarsi come Ivan Katansky).
In realtà il film l’ ho visto una sola volta, due settimane fa e questo dovrebbe farvi capire quanto, la quarantena, sia stata capace di portare alla disperazione il vostro amato blogger.
Sì, perche film come “La bestia in calore” finisci per guardarli soltanto se, a causa della clausura, il tuo cervello è ad un passo dallo sfacelo.
Ad esser sinceri, a conti fatti, la storia fa il suo sporco dovere: stupri, violenza, una trama abbastanza grottesca e, come ciliegina sulla torta, svariati primi piani del pene piccolo e moscio del protagonista… la bestia appunto.
Bandito dal Regno Unito nei primi anni ottanta, che ne vietò la totale distribuzione inserendolo nella lista dei cosiddetti “Video Nasty” (letteralmente “Video Osceno”), “La bestia in calore” appartiene al genere naziporno, molto in voga negli anni ’70.

Stiamo parlando di pellicole ambientate nel periodo nazista, in cui si fondono erotismo e violenza fino a comporre, il più delle volte, trash della peggior specie.
All’ interno di una roccaforte controllata dalle truppe tedesche, la dottoressa Kratsch, ufficiale dell’ esercito del terzo Reich, conduce disumani esperimenti al fine di creare una sottospecie di essere umano che rappresenti un passo in avanti per la nascita della razza perfetta.
Il risultato finale sarà una creatura con attributi sessuali molto sviluppati, incapace di intendere e volere, rinchiusa giorno e notte in una gabbia e con il costante ed impellente desiderio di violentare qualcuno.
La sadica dottoressa (dedita, tra le altre cose, a provocare sessualmente uomini e donne senza distinzioni) accontenta la sua bestia, fornendogli giovani ragazze ebree rapite e rinchiuse a forza nella gabbia.
La sorte sarà uguale per tutte: stuprate selvaggiamente ed uccise, sotto lo sguardo compiaciuto della Kratsch e dei suoi collaboratori che per passare il tempo, oltre agli esperimenti sopra citati, si divertono a torturare innocenti pescati a caso.
Possiamo quindi assistere a prigionieri legati, incatenati e mangiati dai topi oppure ustionati con pentole colme d’ acqua bollente o scariche elettriche.
La situazione, però, degenererà presto: i partigiani italiani riusciranno, infatti, a sconfiggere le armate del Fuhrer e la stessa bestia, ormai completamente fuori controllo, si scaglierà contro colei che l’ aveva creata, la dottoressa Kratsch, che morirà fra atroci sofferenze, stuprata e seviziata dalla sua stessa mostruosa creatura.
La bellezza de “La bestia in calore” sta… no, non c’è nessuna bellezza, il film fa schifo.
La particolarità di questo film sta… boh non lo so, probabilmente nelle svastiche utilizzate sulle divise che, per qualche ignoto motivo, hanno i bracci piegati al contrario.

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.