Impiccato sventrato e squartato: la pena di morte più crudele della storia

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Extra- Impiccato sventrato e squartato

In vigore dal 1351 in Inghilterra, la pena capitale denominata “Impiccato sventrato e squartato” (Hanged drawn and quartered) può essere definita, senza alcun ombra di dubbio, come la peggiore, la più crudele “esecuzione ai danni di un detenuto” ideata dall’ essere umano.

Tale condanna, già sporadicamente utilizzata durante i regni di Enrico III e suo figlio Edoardo nel XIII secolo, prevedeva torture, dolore fisico estremo e umiliazioni, tanto che, per il malcapitato, il sopraggiungere della morte era l’ unica via d’ uscita per porre fine a quell’ incubo.

Riservata ai comuni sudditi, la condanna a morte “Impiccato, sventrato e squartato”, era il terribile supplizio a cui venivano costretti i colpevoli di reati quali l’ alto tradimento, l’ appartenenza alla religione cattolica (dopo la nascita dell’ Anglicanesimo), la ribellione e l’ offesa alla persona del re.

Trasportato su un carretto in pubblica piazza (in modo che tutti potessero assistere alla sua lenta agonia), il detenuto veniva spogliato, con le mani legate dietro la schiena.

Quest’ operazione, eseguita sotto l’ attento occhio del boia e dei suoi collaboratori, avveniva su una piattaforma in legno, su cui si ergeva il patibolo per l’ impiccagione, un grosso tavolo per lo squartamento e una pira dove, in un secondo momento, sarebbero stati bruciati quegli organi precedentemente tagliati e fatti a brandelli.

Il procedimento aveva inizio con l’ impiccagione della vittima, tramite l’ ausilio di un cappio dal nodo corto, in modo che il condannato soffrisse le pene dell’ inferno ma senza morire.

Successivamente, veniva slegato e fatto sdraiare lungo il grosso tavolo, dove, il carnefice, procedeva con la castrazione.

Una corda veniva legata ben stretta intorno alla base del pene e dei testicoli e, a questo punto, il boia iniziava a tirare con forza tale corda per poi recidere, con un grosso coltello, i genitali alla radice del corpo.

Strappare i genitali ad un uomo, oltre all’ inimmaginabile sofferenza, aveva l’ evidente duplice significato di privarlo della sua virilità e della dignità conforme ad ogni essere umano.

Dopo avergli tagliato le parti intime, il boia incideva il ventre della vittima con una lama estremamente affilata.

Aperto lo stomaco, venivano estratti (a mani nude) gli intestini, successivamente deposti in una cassetta dalla forma circolare.

La parte più delicata (ma di assoluta importanza) era quella di non ledere gli organi vitali, in modo che il malcapitato restasse vivo sino al termine del supplizio: oltre al dolore lancinante, come forma di sfregio, veniva costretto a guardare le sue carni strappate, bruciare nella pira incandescente.

L’ ultimo passaggio di questa terribile pratica, era lo squartamento.

Non prima di averlo decapitato, gli assistenti del boia afferravano le gambe della vittima, divaricandole e sollevandole.

Il cadavere veniva prima tagliato verticalmente dal centro dell’ inguine, tra le due cosce fino al collo, dividendolo a metà.

Le due parti venivano ulteriormente tagliate, in altre due metà, all’ altezza del ventre.

I quattro pezzi del corpo, in ognuno dei quali era presente una delle quattro membra (gambe o braccia), erano infine esposti in diversi punti della città, scelti personalmente dal re in persona.

Le donne, per motivi di decenza, erano esenti dal subire questa crudele tortura: costringerle a mostrarsi nude in pubblica piazza e a subire mutilazioni genitali, non erano sicuramente situazioni consone alla loro natura.

Quindi, nella maggior parte dei casi, venivano “semplicemente” condannate al rogo.

L’ unica accezione era l’ isola di Man (situata tra l’ Inghilterra e l’ Irlanda), dove la pena capitale veniva applicata a chiunque fosse accusato di alto tradimento indipendentemente dal sesso.

Nel 1814 il Parlamento inglese stabilì che il condannato fosse impiccato fino al decesso e soltanto dopo la morte, il cadavere poteva essere sventrato e squartato.

Nel 1870 tale sistema di esecuzione venne riservato ai reati più gravi, fino alla sua completa abolizione avvenuta nel 1998.

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

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