Juana “La Peque”, la donna sicario con il vizio della necrofilia

Necrofilia- Juana “La Peque”

Io non so voi ma a me sto 2020 inizia a stare leggermente sui coglio..
Dopo essere scampati alla terza Guerra Mondiale (che a parer mia è stata solo rinviata), ci mancava solo un caz.. di virus in mezzo alle palle.
Comunque, cerchiamo di non cadere in depressione- quindi allontanate quelle lamette dai polsi- e parliamo di argomenti distensivi, rilassanti, piacevoli: come ad esempio la necrofilia.
Ma questa è una storia di necrofilia un po’ particolare, in quanto la protagonista e quel tipo di persona che “non l’ avresti mai detto”.
Oggi vi racconto di Juana, detta “La Peque” (la bambina), vivace 28enne messicana che a 15 anni rimane incinta e, scoprendo un bel giorno che il padre dell’ infante si è magicamente smaterializzato (non possiamo neanche dire che sia scappato in Messico perchè in Messico c’ era già), decide di intraprendere la facoltosa carriera di prostituta per far campare se stessa e la figlia appena nata.
Con i pochi soldi che guadagnava, Juana “La Peque”, si riforniva di droghe e alcol, giusto perchè “condurre una vita sana” era una sua fissazione imprescindibile.
Nel corso degli anni la nostra eroina sale di grado e inizia a lavorare per il cartello Zetas, inizialmente in veste di “Halcona”; doveva monitorare i movimenti della polizia o di altre forze armate e dare l’ allarme in caso di possibile retata (se falliva nel suo compito, veniva legata e nutrita con un taco al giorno per una settimana).
Successivamente venne promossa a sicario: sì, ammazzava persone un po’ a caso.
E menomale che i primi tempi era anche spaventata da questo nuovo “incarico”: “All’ inizio temevo per la mia vita, quando vedevo che gli Zetas uccidevano i loro rivali, mozzando teste o spaccando i crani con mazze di ferro. Pensavo che dovevo ubbidire ai loro ordini per non finire in quel modo”, così, “la bambina” ha dichiarato al britannico The Daily Mail, dal carcere nella Bassa California (Messico) in cui è attualmente reclusa.
Ridendo e scherzando, Juana “La Peque”, a forza di vedere persone morte e calotte spappolate, iniziò a sentire una forte attrazione sessuale per quei cadaveri, ma non qualsiasi tipo di cadavere, soltanto quelli con la testa mozzata.
Senza che nessun componente del cartello Zetas venisse a scoprirlo, di nascosto, la giovane abusava di quei corpi morti, consumava dei veri e propri rapporti sessuali con tanto di penetrazione (non chiedetemi come faceva) e ad orgasmo avvenuto, come lei stessa ha confessato, mangiava piccole parti di essi o ne beveva il sangue: “Vedendo quotidianamente uomini con la testa mozzata, iniziai a desiderare di fare sesso con loro e il sangue dei morti, quando ancora era caldo, mi eccitava e dovevo berlo”.

Paolo Mattia

Juana “La Peque”
Juana “La Peque”

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.