Quando l’ essere umano diventa brutale: tutti i miei serial killer #3

Quando l’ essere umano diventa brutale: tutti i miei serial killer #2

Serial Killer

DENNIS NILSEN
serial killer
Dennis Nilsen nato il 23 Novembre 1945 ad Aberdeenshire (Scozia), da molti viene ricordato come la versione britannica del terribile Jeffrey Dahmer e in effetti con il serial killer di Milwaukee condivideva alcune peculiarità. Entrambi, infatti, erano omosessuali, necrofili, facevano a pezzi i cadaveri delle proprie vittime ed erano terrorizzati dalla possibilità di dover trascorrere tutta la vita nella più totale solitudine.
Tra il 1908 e il 1983, Dennis Nilsen uccise almeno 12 giovani uomini (più sette tentati omicidi), nella maggior parte dei casi, sbandati, senzatetto, omosessuali che vendevano il proprio corpo o semplici sconosciuti adescati in bar, pub o autbus.
La storia era sempre la stessa: Nilsen individuava la vittima di turno, ci scambiava qualche parola cercando di farla bere il più possibile e poi, con qualche scusa, la invitava a casa sua per trascorrere la notte.
Giunti lì, il serial killer uccideva il malcapitato strangolandolo con una cravatta o un cavo elettrico oppure immergendoli la testa in un secchio d’ acqua facendolo annegare.
Il rituale post mortem era come una lenta discesa nella follia più estrema. Dennis Nilsen lavava il cadavere nella vasca da bagno, poi lo portava in camera da letto e compiva atti di necrofilia, a volte, però, limitandosi alla sola masturbazione mettendosi a cavalcioni sul corpo esanime.
Dopo qualche giorno il cadavere veniva dissezionato e nascosto nelle sue due abitazioni a North London e i pezzi dei corpi, bruciati in un falò o gettati nel gabinetto.

ANDREJ CHIKATILO
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Se dovessi parlare in maniera completa e dettagliata della mostruosità che ha contraddistinto le azioni di Andrey Chikatilo durante la sua carriera da omicida seriale, probabilmente non mi basterebbero 3 articoli completi.
“Il Mostro di Rostov”, “LoSquartatore Rosso”, “Il Cittadino X”, “Il Macellaio di Rostov”, è stato uno dei più crudeli, efferati, perversi serial killer di tutta la storia. I suoi crimini furono così orrendi che, come narrano diverse leggende, in realtà non venne giustiziato con un colpo di pistola alla nuca, il 14 Febbraio 1994, nella prigione di Rostov (Russia) ma bensì prelevato dai servizi segreti statunitensi e sottoposto a vari esami psichici dalle migliori equipe di medici, in modo da studiare nei minimi dettagli una mente così estremamente disturbata.
Tra il 1978 e il 1990, Andrej Chikatilo si macchiò di ben 52 omicidi, anche se le vittime potrebbero essere 56; donne, bambini, adolescenti di ambo i sessi, adescati principalmente nella stazione dei treni di Rostov.
Le vittime venivano aggredite, stuprate, strangolate o uccise con un coltello, i cadaveri subivano sevizie, mutilazioni genitali e atti di cannibalismo.
In molti casi, torturava le vittime ancora in vita solo per per il gusto di vederle dimenarsi e soffrire.
Durante un’ udienza del lungo processo iniziato nel 1992 e che si concluse con la sua condanna a morte, Chikatilo, prima che il giudice emettesse la sentenza finale, dichiarò con voce rassegnata: “Sono uno scherzo della natura, una bestia matta”.

ANTHONY HARDY
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La vita di Anthony Hardy, “The Camden Ripper”, poteva essere ben diversa da come effettivamente è stata, se solo il seme della follia non si fosse impossessato della sua mente.
Infanzia tranquilla, eccellente negli studi, conseguì una laurea in Ingegneria presso l’ “Imperial College” di Londra fino ad essere scelto come manager in una grossa azienda.
Si sposò ed ebbe quattro figli, ma proprio in quel periodo le prime nubi oscure iniziarono ad addensarsi: nel 1982 venne arrestato in Tasmania con l’ accusa, poi ritirata, di tentato omicidio ai danni della moglie che, quattro anni dopo, chiese il divorzio accusandolo di violenza domestica.
Affetto da bipolarsimo, Hardy trascorse diversi anni tra ospedali psichiatrici e ostelli in giro per Londra, dove raccolse varie denunce per furto, disturbo della quiete pubblica e tentata violenza sessuale ad una prostituta.
Questo era solo l’ antipasto…
Condannato a tre ergastoli, Anthony Hardy, tra il 2000 e il 2002, uccise tre volte, ma gli investigatori sospettano che le vittime possano essere almeno 9.
Adescava prostitute, le portava in un luogo privato e lì, in preda ai fumi dell’ alcool, le uccideva strangolandole. Poi scattava delle foto ai corpi come fossero delle bambole messe in posizioni oscene, umiliava e seviziava i cadaveri prima di farli a pezzi con una motosega.

CARL BRANDT

Carl “Charlie” Brandt si suicidò, impiccandosi nel garage di casa, nel Settembre 2004, dopo aver ucciso a coltellate la moglie Teresa e decapitato la nipote, Michelle Jones, a cui il serial killer, oltre a tagliare la testa, rimosse il cuore e alcuni organi interni.
Grazie alle successive indagini, altri orrori emersero nella vita dell’ uomo: nel 1971, a soli 13 anni, Carl uccise la madre incinta, ma non venne mai accusato penalmente e se la cavò con un anno di reclusione in un ospedale psichiatrico.
Il modus operandi con cui uccise moglie e nipote, oltre alla sua ossessione per l’ anatomia umana, convinsero gli inquirenti che Carl Brandt fosse il responsabile di almeno altri quattro omicidi (tra cui la 12enne Carol Sullivan), avvenuti tra il 1988 e il 1995.
In tutti i casi, le vittime vennero trovate orribilmente mutilate, decapitate e con il cuore (inclusi altri organi) strappato dal petto.

NIKOLAJ DZHURMONGALIEV

Nato nel 1952 nella zona di Alma- Ata, in Kazakistan, Nikolaj Dzhurmongaliev in giovane età perse alcuni denti dell’ aracata anteriore e se ne fece impiantare altri finti in metallo bianco; da qui nacque il soprannome “Metal Fang” (“Zanna di Metallo”).
Era conosciuto come un gentiluomo dalla grande forza fisica; curava molto il suo aspetto, il vestiario, il mondo di porsi soprattutto nei confronti della donne con cui aveva un discreto successo.
In realtà, dietro la maschera impeccabile che si era creato, si celava un brutale serial killer, uno dei più folli e sanguinari mai esistiti.
Tra il 1970 e metà del 1991, Metal Fang colpì 47, volte ma c’è il forte sospetto che i suoi omicidi possano essere stati almeno 100.
Le sue vittime erano donne, scelte in base all’ avvenenza fisica, aggredite con innata ferocia in un parco locale al calare delle tenebre: le vittime venivano stuprate e uccise con un’ ascia o un coltello.
I corpi erano poi macellati, alcune parti portate a casa e utilizzate da Andrej come pasto o cucinate con ingredienti etnici per poi essere offerte ad amici, durante le frequenti cene che il serial killer organizzava nella sua abitazione.
Sembra che il fatto di vedere delle persone ignare mangiare la carne umana, lo eccitasse sessualmente.
In alcuni casi, subito dopo l’ omicidio, beveva il sangue dei cadaveri e compiva atti di necrofilia.
Come detto in precedenza, le sue prede preferite erano donne o prostitute, in quanto, secondo il suo pensiero “rappresentano la radice di ogni male e qualunque cosa sbagliata presente nel mondo”, in particolare detestava quelle europee definite troppo libere e facili, a differenza di quelle del suo paese, e molto diverse dai suoi ideali.

GARY HEIDNIK

Gary Heidnik iniziò a mostrare i sintomi di una mente estremamente deviata, nel 1970 quando a seguito del suicidio della madre, sviluppò (per qualche motivo a noi sconosciuto) un profondo rancore verso il fratello che lo spinse a desiderare di ucciderlo. Dopo un tentativo di omicidio andato male, venne internato per un anno in un ospedale psichiatrico ma quanto tornò libero la sua personale discesa verso l’ abisso, aveva già raggiunto il culmine.
Nel 1978 sequestra per due giorni la sorella (affetta da problemi psichici) della sua ragazza, violentandola e sodomizzandola continuamente; verrà successivamente arrestato e condannato a 7 anni di reclusione, poi commutati in tre anni da trascorrere in un manicomio.
Nuovamente libero, inizia a frequentare diverse donne, addirittura si sposa con una filippina, diventa anche padre ma alla fine, tutte le sue compagne lo lasciano a causa del carattere irascibile e violento.
Gary stanco di essere sempre solo, inizia ad idealizzare quella che, secondo la sua mente contorta, sarebbe stata la “famiglia perfetta”.
Tra il Novembre 1986 e il Marzo 1987 rapisce sei donne tra i 19 e i 25 anni, le rinchiude nella sua cantina, legandole, costringendole a vivere nude in un ambiente sporco e ad avere continui rapporti sessuali con lui.
Se una delle ragazze rapite osava ribellarsi, Gary la puniva con bastonate, stupri violenti, scariche elettriche o segregandola in una buca, una sorta di pozzo molto stretto, scavato nella cantina stessa.
Due di queste giovani morirono a causa delle condizioni disumane a cui erano costrette oltre che per le torture subite.
Arrestato il 24 Marzo 1987, Gary Heidnik venne condannato alla pena di morte a Rockview, il 6 Luglio 1999, tramite iniezione letale.

DANNY ROLLING

E’ innegabile che Danny Rolling sembrasse tutto tranne che un killer spietato: tipica faccia da buono e il classico carattere di chi passa la vita a nascondersi, senza mai avere il coraggio di imporre la propria personalità. Chi lo ha conosciuto, ha sempre affermato che Danny fosse una persona totalmente incapace di far del male a qualcuno.
Ma dato che l’ aspetto esteriore è troppo spesso ingannevole, Danny Rolling non solo sapeva far del male, ma ci provava anche gusto.
Nato in Louisiana nel 1954, “The Gainesville Ripper” (“Lo squartatore di Gainesville”), nel Maggio 1990 tentò di uccidere il padre poliziotto che per anni aveva abusato di lui, della madre e di suo fratello.
Dopo un’ adolescenza problematica condita da diversi arresti per una serie di rapine, trovò una barlume di normalità quando venne assunto come cameriere in un ristorante della catena “Pancho’s”. Il lavoro, però, a causa delle sue intemperanze caratteriali, durò poco.
Trasferitosi in Florida, Danny tornò a rapinare sconosciuti assaltandoli nelle loro abitazioni.
Tra il 1989 e il 1990 uccise cinque persone (ma le vittime sospettate sono otto), lasciando su ogni luogo del delitto, la sua inquietante firma: le vittime venivano decapitate, posizionate davanti a degli specchi in modo da evidenziare la brutalità della mattanza appena compiuta.
Fu condannato alla pena capitale e giustiziato tramite iniezione letale il 25 Ottobre 2006 a Raiford (Florida); non mostrò alcun rimorso e rifiutò ogni richiesta di scuse ai parenti delle vittime anzi, durante l’ esecuzione, si mostrò allegro mentre canticchiava una canzone scritta da lui stesso.

MARC DUTROUX

Il belga Marc Dutroux, il “Mostro di Marcinelle” aveva tutte le caratteristiche che contraddistinguono la specie più abominevole dei predatori sessuali.
Era un sadico, un uomo perverso che trascorse gran parte della sua vita, prima dell’ incarcerazione, a rapire, torturare e stuprare bambine.
Nel corso di una decina d’ anni, tra il 1985 e il 1996, ha sequestrato, seviziato e abusato sessualmente (anche grazie alla complicità della moglie Michele Martin) di 6 ragazze dagli 8 ai 19 anni, segregandole nella sua abitazione a Marcinelle (Blegio).
Solo due delle vittime, Sabine Dardenne e Laetitia Delhez, riuscirono a sopravvivere alle torture, le altre invece furono meno fortunate: An Marchal (17 anni) e Eefje Lambrecks (19) vennero uccise, mentre Julie Lejeune e Melissa Russo, entrambe di 8 anni, furono lasciate morire di stenti.
Probabilmente, anche se questo non è mai stato accertato, apparteneva ad una più ampia rete di pedofili e, dopo l’ arresto, nella sua casa gli investigatori trovarono centinaia di immagini raffiguranti pornografia infantile, incluse foto dello stesso Dutroux con le sue vittime.
Il caso scatenò non poche polemiche in Belgio con l’ opinione pubblica che iniziò ad accusare la classe politica e le forze di polizia di incapacità e inadempienze.
Lo sdegno dell’ intera nazione si manifestò il 20 ottobre 1996 con la “Marcia Bianca”, in cui 350.000 persone sfilarono a Bruxelles in memoria delle vittime della pedofilia e per chiedere pene più severe.
La Corte d’ Assise di Arlon ha condannato il serial killer all’ ergastolo, mentre Michelle Martin a 30 anni di carcere: 16 anni dopo la condanna, la donna è riuscita ad ottenere la libertà condizionata con l’ obbligo di risiedere in un convento e di non potersi recare nelle province di Liegi e Limburgo dove vivono le famiglie delle vittime.

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.