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Quando la finzione spaventa più della realtà: “A Serbian Film”

A Serbian Film
Un manipolo di disadattati come voi avrà sicuramente sentito parlare del famigerato “A Serbian Film”, pellicola del 2010 diretta dal debuttante Srdan Spasojevic.
Ne hanno parlato in tanti, principalmente per le scene eccessive contenute al suo interno, io ne parlo perchè come sempre non ho un caz.. da fare ma anche perchè, nonostante la violenza estrema (e a volte anche un po’ grottesca, quasi comica), ritengo A Serbian Film, in fin dei conti, un film ben fatto, abbastanza originale e con un livello di recitazione non da Oscar ma neanche da buttare.
C’è anche da dire che poco prima di vedere il lavoro di Spasojevic, mi era capitato sotto gli occhi quell’ abominio che prende il nome di “The Bride of Frank”, schifezza del ’96 diretta da tale Steve Ballot che a confronto, la rappresentazione vivente del presepe recitata ad ogni Natale dagli anziani del mio quartiere, è un’ autentica opera d’ arte.
Il curriculum con cui si presenta A Serbian Film è di tutto rispetto e merita di essere menzionato: alla sua uscita, il governo serbo aprì un’ indagine ufficiale, accusando la pellicola di diffondere contenuti contro la morale comune (essendovi scene di stupri, necrofilia e abusi sessuali su minori), inoltre il film è stato bandito in Spagna, Portogallo, Francia, Australia, Nuova Zelanda, Malaysia, Singapore e Brasile rifiutato in Norvegia, vietato ai minori in Svizzera, tagliato di circa 19 minuti negli Stati Uniti.
Tutta la trama gira attorno alla figura di Milos, ex porno- attore, allontanatosi prematuramente dal set per trascorrere più tempo con la bella moglie Marija e il figlio Petar.
I soldi però iniziano a scarseggiare e al nostro eroe non farebbe schifo tornare a guadagnare qualcosa.
Giunge in suo soccorso la rossa Lejla, sua ex collega (eternamente innamorata del pisello di Milos) che lo informa di un’ interessante opportunità: Vukmir, sedicente regista hard, vorrebbe entrambi gli attori nella sua nuova pellicola ed in particolare Milos, in quanto sarebbe “il filo conduttore tra la pornografia e l’ arte”.
Dopo un colloquio conoscitivo tenutosi nella sfarzosa villa di Vukmir, Milos e Lejla accettano la parte convinti, soprattutto, dall’ ingente compenso economico.
C’è solo un aspetto da non transigere e a cui il regista tiene particolarmente: all’ attore principale non verrà fornito alcun copione ma, per tutta la durata delle riprese, sarà guidato (tramite auricolare) da Vukmir stesso che, passo dopo passo, gli indicherà le scene da girare.
La mattina prestabilita, Milos si reca sul set, un orfanotrofio abbandonato, e qui fa la conoscenza con il resto della troupe; un uomo calvo che solo a vederlo in faccia già si capisce che è un criminale e due cameraman.
Milos inizia a ricevere le prime istruzioni.
A Serbian Film
All’ interno dell’ edificio, l’ attore vede un ragazzina, Jeca, mentre viene picchiata selvaggiamente dalla madre prostituta.
Dal nulla spunta un’ infermiera che manda via la donna, prende per mano Milos, lo porta in una stanza buia e gli pratica del sesso orale.
Successivamente arriva la madre prostituta della scena precedente: anche lei dovrà praticare del sesso orale all’ attore e in presenza della figlia.
Durante il fellatio, Milos dovrà, inoltre, prendere a schiaffi la donna.
Lui si rifiuta in quanto non sapeva che avrebbe dovuto usare violenza durante le riprese ma, alla fine, costretto dai cameraman, gira la scena come richiesto dal regista.
Milos, terminata la giornata di riprese, contatta suo fratello Marko, poliziotto, chiedendogli di raccogliere informazioni su Vukmir.
L’ uomo non sembra avere un passato torbido: ha lavorato come psicologo e, dopo una breve carriera proprio nelle forze dell’ ordine, è entrato nel mondo della pornografia, anche se non ci sono molte informazioni riguardo le sue attività da produttore.
La mattina successiva Milos, dubbioso sulla reale natura del film, informa Vukmir che non intende più proseguire le riprese ma l’ uomo, dal canto suo, per convincerlo a ripensarci, gli spiega come il film sia solo una metafora che rappresenta la violenza a cui il popolo serbo è soggetto da parte del governo, “obbligandolo a fare cose che non vorrebbe fare”.
Per rimarcare ancor di più il concetto, Vukmir mostra un filmato dove una donna partorisce un bambino che viene immediatamente violentato da un tale, Rasa, autista e guardia del corpo dello stesso Vukmir (questa è una delle scene più famose, discusse e controverse di A serbian Film).
Milos, disgustato, scappa via.
L’ attore si sveglia nel suo letto, completamente ricoperto di sangue e guardando l’ orologio, si rende conto che sono trascorsi due giorni, di cui però non ricorda nulla, dal momento in cui è fuggito via dal set.
Cerca di mettersi in contatto con la moglie e il fratello ma nessuno risponde alle sue telefonate.
Decide quindi di tornare allo studio di Vukmir, ma il luogo è completamente deserto.
A Serbian Film
In uno degli uffici, trova una videocamera con delle minicassette, le quali ricostruiscono le ore precedenti di cui Milos non ricorda nulla.
Il protagonista inizia a visionare i filmati in modo da ricostruire tutto l’ accaduto.
Le immagini mostrano come a Milos sia stato iniettato da una sedicente dottoressa, un potente eccitante usato per far accoppiare i tori che lo rende violento ed aggressivo.
Durante le riprese, ha un rapporto sessuale anale con la madre di Jeca, incatenata ad un letto, che poi uccide tagliandole la testa con un machete.
Successivamente, ancora sotto l’ effetto di quella sostanza, viene a sua volta violentato da uno dei cameraman.
Altre scene mostrano Lejla mentre litiga con Vukmir per aver manipolato Milos e afferma che entrambi lasceranno il film.
La ragazza verrà poi rapita, appesa con delle catene ed uccisa da un uomo mascherato che prima le rimuove tutti i denti e poi la soffoca con il suo pene.
Milos, sempre incosciente, viene condotto a casa della piccola Jeca, dove la nonna della ragazza lo ringrazia per aver ucciso la madre e, come regalo, offre il corpo della nipote.
A Serbian Film
L’ uomo, riacquisita, almeno in parte, un po’ di lucidità, scappa nuovamente lanciandosi da una finestra.
Corre fino a raggiungere un vicolo buio ma gli uomini di Vukmir riescono a trovarlo e lo portano in un magazzino.
Qui la sedicente dottoressa somministra altre droghe a Milos che, però, preso dalla furia, la uccide.
Viene poi condotto dai cameraman sul set per girare l’ ultima scena della pellicola.
Ci sono due corpi in stato di incoscienza e coperti da un lenzuolo.
Milos e l’ assassino di Lejla, l’ uomo mascherato, iniziano un rapporto anale con le due persone nascoste dal lenzuolo.
Vukmir si avvicina e, togliendogli la maschera, mostra compiaciuto a Milos come l’ uomo misterioso che aveva brutalmente assassinato l’ ex collega, fosse proprio suo fratello Marko che, invidioso della famiglia che Milos era riuscito a costruire (ed innamorato della moglie), voleva rovinargli la vita.
Fu, quindi, Marko a suggerire il nome di Milos a Vukmir, per la realizzazione del film, ben conscio di quello che sarebbe accaduto.
L’ orrore di A Serbian Film però, è solo all’ inizio.
A Serbian Film
Vukmir scosta il lenzuolo che nascondeva le due persone, rivelando i corpi di Marija e del piccolo Petar.
Milos, inconsapevolmente, aveva abusato del figlio, mentre Marko, della moglie.
Milos, devastato dal dolore, si scaraventa contro il regista, sbattendogli ripetutamente la testa contro il pavimento, mentre Marija, aggredisce Marko sgozzandolo a morsi e spappolandogli il cranio con una statuetta presente sul set.
Milos uccide i cameraman con le loro stesse pistole e Rasa, infilandogli il pene in un occhio.
Le immagini, adesso, ritornano al presente e mostrano un Milos disperato, in preda al panico, dopo aver visto quelle minicassette.
Tornato a casa, trova la moglie e il figlio in uno stato di semi coscienza.
L’ uomo e Marija si rendono conto che non possono continuare a vivere come se nulla fosse, dopo quello che era accaduto e decidono di compiere un suicidio collettivo.
Sdraiato nel letto, abbracciando Marija e Petar, Milos preme il grilletto uccidendo se stesso e tutta la sua famiglia.
Il giorno seguente, vediamo un tizio “misterioso” e altri due cameraman (l’ identità di questi nuovi personaggi non viene indicata, di loro non si sa nulla) davanti ai corpi di Milos, Marija e Petar.
L’ uomo, rivolgendosi ad uno dei due cameraman, dice “Comincia con il più piccolo”, mentre il cameraman stesso si tira giù la zip dei pantaloni…
Ecco, in sintesi, A Serbian Film, pellicola (ormai diventata già un cult) che consiglio vivamente di guardare, tralasciando, però, l’ efferatezza e dando più importanza alla fotografia, la recitazione e la forza dei dialoghi.

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.

2 Risposte a “Quando la finzione spaventa più della realtà: “A Serbian Film””

  1. I tuoi articoli sono sempre interessanti.Hai mai sentito parlare del film “Philosophy of a knife”??

I commenti sono chiusi.