Salò o le 120 giornate di Sodoma; la mostruosità del libertinaggio estremo

Salò o le 120 giornate di Sodoma

Cinema Shock- Salò o le 120 giornate di Sodoma

Ogni amante del cinema estremo che si rispetti, non potrà sottrarsi alla visione di quello che da sempre è stato definito come il film più disturbante ed eccessivo all’ interno del panorama italiano: “Salò o le 120 giornate di Sodoma”.

Scritto è diretto da Pier Paolo Pasolini, “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, venne presentato in anteprima al Festival Cinematografico di Parigi il 22 Novembre 1975, tre settimane dopo la brutale uccisione del regista stesso.

Debuttò nelle sale italiane l’ anno successivo, scatenando immediate proteste e indignazioni a causa dei molti contenuti estremi ed immorali; la pellicola, infatti, mostrava un livello di violenza fisica e (soprattutto) psicologica a cui il pubblico, in quegli anni, non era ancora abituato.

L’ opera si ispira al romanzo “Le 120 giornate di Sodoma” del marchese de Sade e la sua struttura richiama, in parte, l’ Inferno dantesco.

Secondo il progetto di Pasolini, questo film sarebbe stato il primo di una trilogia, considerata idealmente come la “Trilogia della Morte” (che vede come protagonista la sfera sessuale in tutte le sue forme più raccapriccianti), in contrapposizione alla “Trilogia della Vita”, comprendente “Il Decameron”, “I racconti di Canterbury” e “Il fiore delle Mille e una notte”, tre lungometraggi girati dal regista bolognese tra il 1971 e il 1974 (qui il sesso viene rappresentato in maniera più solare e spensierata).

Trama.

“Salò e le 120 giornate di Sodoma” è suddiviso in quattro parti: AntinfernoGirone delle ManieGirone della Merda Girone del Sangue e racconta le gesta sadiche, immorali, deplorevoli di quattro Signori, rappresentanti i poteri forti della Repubblica Sociale Italiana.

Il Duca– potere di casta;

il Vescovo (Monsignore)– potere ecclesiastico;

il Presidente della Corte d’ Appello (Eccellenza)– potere giudiziario;

il Presidente della Banca Centrale– potere economico.

Nell’ Antinferno, i suddetti Signori, devoti al Duce, libertini ed amanti delle pratiche sessuali più depravate, si riuniscono per dar sfogo ai loro istinti più subdoli; decidono, quindi, di procacciarsi giovani ragazze e ragazzi, rigorosamente di famiglie antifasciste, che verranno poi segregati per 120 giorni a Salò (Comune situato nei pressi del Lago di Garda), all’ interno della sfarzosa villa di proprietà del Duca.

Qui, i giovani saranno trattati come schiavi, la loro vita dipenderà dal volere dei Signori che potranno abusarne fisicamente e sessualmente a loro piacimento, al fine di soddisfare ogni minimo desiderio.

I protagonisti, nell’ ideare questo inquietante progetto, sottoscrivono un patto di sangue, in modo da suggellare unione di intenti e fedeltà, mettendo sul tavolo come fosse una moneta di scambio, il corpo delle proprie figlie: ognuno, infatti, sposerà una figlia di uno degli altri tre.

Aiutati da un manipolo di soldati delle SS, insieme a giovani repubblichini di leva ed altri collaboratori, i quattro aguzzini iniziano la selezione delle potenziali vittime.

Fanno rapire decine e decine di giovani compresi tra i 15 e i 20 anni (in alcuni casi le famiglie stesse vendono i propri figli in cambio di denaro), da cui, dopo un’ attenta e minuziosa selezione, ne scelgono nove di sesso maschile e nove di sesso femminile, selezionati per la loro bellezza o per eventuali qualità fisiche di notevole prestanza (nel caso delle ragazze, la zona del corpo a cui i Signori danno maggior importanza è il culo, per i ragazzi il pisello).

Terminato il casting, le vittime vengono trasportate a bordo di camion militari fino all’ immensa villa del Duca, a Salò.

Ogni porta e finestra viene sbarrata per impedire qualsiasi tentativo di fuga.

Al soggiorno, dunque, partecipano i già noti libertini, i giovani rapiti, le figlie- spose (trattate come schiave e perennemente nude), quattro soldati e quattro repubblichini (attenti a non far scappare nessuno ed uccidere chiunque si ribelli), sei domestici ed, infine, quattro ex prostitute, di cui tre narratrici (Signora VaccariSignora MaggiSignora Castelli e una pianista).

Dette, anche, Le Megere, scandiranno le giornate, raccontando le proprie pratiche sessuali estreme, all’ interno di una grossa stanza chiamata “La Sala delle Orge”.

Le narrazioni, accompagnate da un sottofondo di pianoforte che ha il compito di estetizzare ulteriormente ogni singola parola, hanno lo scopo di eccitare i quattro Signori e, allo stesso tempo, educare le vittime in modo che siano in grado di soddisfare i loro appetiti sessuali.

All’ interno del podere, per tutta la durata del soggiorno, vige un regolamento, redatto e firmato dai quattro Signori: essi dispongono indiscriminatamente e liberamente della vita di tutti gli ospiti presenti (specialmente dei giovani rapiti e delle figlie- spose), a cui devono assoluta obbedienza, rispettando le leggi e gli ordini impartiti, adempiendo a tutte le loro richieste e desideri, senza alcuna eccezione.

Ogni tipo di trasgressione andrà incontro a terribili punizioni.

Il regolamento prevede, inoltre, che tutte le giornate siano organizzate con rigidi dettami:

alle sei del mattino, gli ospiti devono ritrovarsi nella “Sale delle Orge” per ascoltare i racconti delle tre ex- prostitute.

La sera, dopo cena, vengono messe in pratica le perversioni narrate al mattino e i presenti possono dare libero sfogo ad ogni fantasia, consumando rapporti sessuali di ogni genere, purchè di natura sodomitica, incestuosa o adulterina.

“Deboli creature incatenate, destinate al nostro

piacere, spero non vi siate illuse, di trovare qui

la ridicola libertà concessa dal mondo esterno.

Siete fuori dai confini di ogni legalità. Nessuno sulla Terra sa che voi siete qui.

Per tutto quanto riguarda il mondo, voi siete già morti”

(discorso del Duca ai giovani rapiti, il primo giorno di permanenza nella villa)

Anche la minima infrazione alle regole impartite oppure agli ordini decisi dai Signori, viene segnalata nel “Libro delle punizioni”: il colpevole sarà poi, in un secondo momento, punito sotto atroci sofferenze.

Ai ragazzi è severamente vietato avere relazioni o semplici rapporti sessuali con le ragazze, a meno che non sia uno dei padroni a volerlo: chiunque venga colto in flagranza di reato, subirà l’ amputazione di un arto.

Non è consentito, infine, qualsiasi atto di devozione religiosa.

Nel “Girone delle Manie”, la Signora Vaccari, prima narratrice, espone le sue esperienze libertine, riferendosi in particolare a quelle della sua adolescenza, dove, spesso, consumava rapporti sessuali con uomini molto più vecchi di lei.

I Signori, eccitati da tali racconti, cominciano ad abusare dei corpi delle vittime, aiutati dai fedeli collaboratori.

Tre la molte sevizie, spicca un matrimonio simulato tra due giovani, una sorta di recita che tenta di sbeffeggiare la sacralità del vincolo matrimoniale; le vittime in questione, vengono poi violentate brutalmente dagli aguzzini.

In un altro segmento, vediamo un gruppo di giovani nudi costretti a camminare come cani, tenuti al guinzaglio e cibati con scampoli di cibo (tra cui un pezzo di polenta riempito con dei chiodi), gettati a terra o in alcune ciotole.

Una mattina, a tutta la compagnia riunita nella “Sale delle Orge”, viene mostrato il cadavere di una delle ragazze a cui è stata tagliata la gola, in quanto, sorpresa a pregare davanti ad un altare, aveva violato una delle norme basilari del regolamento.

Il “Girone della Merda” si apre con i racconti della seconda narratrice, la Signora Maggi, esperta di ogni pratica anale, in particolare quelle relative all’ oroanalità (stimolazione orale dell’ ano) e alla scatofilia (eccitarsi sessualmente alla vista della defecazione o nell’ ingerire feci).

Anche in questo caso vengono celebrati matrimoni blasfemi, tra alcuni giovani rapiti (vestiti da spose) e i quattro aguzzini.

Inquietante e la scena in cui il Presidente della Corte d’Appello, dopo aver celebrato la sua unione con un ragazzo, mangia delle feci, alita in faccia alla vittima e dopo lo costringe a baciarlo, prima di consumare un rapporto anale.

Una sorte simile tocca ad una ragazza, disperata per le continue vessazioni che subisce quotidianamente, a cui il Duca impone di cibarsi, con un cucchiaino, degli escrementi appena defecati.

Sempre il Duca, durante uno dei racconti della Signora Maggi, costringe una ragazzina a urinargli in faccia.

Dopo aver indetto un “concorso” per eleggere il culo più avvenente tra tutti i presenti, le vittime vengono obbligate “a fare i propri bisogni” in un unico mastello.

Quelle feci saranno poi le portate principali, servite a tavola durante il banchetto serale.

“Vi renderete conto che non esiste cibo

più inebriante e che i vostri sensi

trarranno nuovo vigore per le tentazioni che vi attendono”

(la Signora Maggi parla della cena a base di escrementi a cui tutti i presenti dovranno partecipare)

Il “Girone del Sangue” si distingue per le storie della Signora Castelli, che narra di torture, efferati omicidi, decapitazioni ed ogni genera di nefandezza.

Siamo arrivati al 120esimo giorno che, oltre ad essere l’ ultimo di permanenza nella sfarzosa proprietà del Duca, coincide anche con il momento delle punizioni: a coloro che hanno violato il regolamento (le quattro figlie- spose, più sei ragazzi e sei ragazze), viene consegnato un nastro azzurro e portato in un cortile interno.

I superstiti godranno, invece, della la possibilità di seguire i padroni fuori da quelle mura, purchè continuino a sottostare al loro volere.

Dopo aver assistito all’ ennesimo matrimonio, in questo caso, celebrato dal Monsignore, con il Duca, l’ Eccellenza e il Presidente (vestiti da nobildonne) che si “concedono” a tre soldati, ci spostiamo nel grande cortile interno, teatro delle terribili vessazioni impartite dai libertini ai giovani precedentemente marchiati.

Torture, lingue mozzate, capezzoli e genitali ustionati, decapitazioni, impiccagioni, scalpi, atti di necrofilia, occhi cavati e stupri: “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, si conclude con un’ orgia di violenza isterica che, a turno, i quattro Signori osservano compiaciuti ed eccitati con un binocolo, da una finestra della villa.

La pianista, intanto, dall’ interno della casa, accompagna con la musica le scene di efferata violenza, ma alla fine, assuefatta dalle mostruosità a cui è stata costretta ad assistere in quei mesi, si toglie la vita gettandosi nel vuoto.

Paolo Mattia

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.