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Slaughtered Vomit Dolls; vomito e sangue firmati Lucifer Valentine

A volte capita che persone con un cervello non totalmente inquadrato, persone con turbe psichiche o parafilie estreme e alquanto bizzarre, decidano di esibirsi in una sorta di “coming out” per affermare, metti che qualcuno non se ne fosse accorto, le proprie eccentriche perversioni.
Questo è il caso di tale Lucifer Valentine, regista (beh oddio, regista…), capostipite del genere “Vomit Gore”, termine da lui stesso coniato e capace di regalarci lungometraggi di cui davvero non sentivamo il bisogno.
Il primo della sua personalissima trilogia (perchè purtroppo non si è fermato al primo) è “Slaughtered Vomit Dolls”, uscito nel Febbraio 2006 che, letteralmente, noi italiani potremmo ribattezzare “Bambole di vomito massacrate” o qualcosa di simile
A completamento della “Vomit Gore Trilogy”, seguiranno “ReGOREgitated Sacrifice” (2008) e “Slow Torture Puke Chamber” del 2010.
Delle attrici non frega nulla a nessuno, tanto per recitare in una simile pellicola non serve di certo un curriculum hollywoodiano, al massimo posso menzionare Ameara LaVey (deceduta il 1 Settembre 2017), nome abbastanza noto nel mondo dell’ hard, che si è sempre presentata come la nipote di Anton Szandor Lavey, fondatore della Chiesa di Satana: se sia stata davvero sua parente, questo non ve lo so dire.
La trama di Slaughtered Vomit Dolls è intrigante come un video di Antony Di Francesco e, infatti, ancora mi sto chiedendo per quale cazz.. di motivo ho deciso di scrivere un articolo su sto caz.. di film, comunque, non potendo più tirarmi indietro, cerchiamo di chiudere subito sta storia.
Slaughtered Vomit Dolls racconta l’ esistenza, non propriamente piacevole di tale Angela Aberdeen, ballerina in uno strip club, con problemi di tossicodipendenza e bulimia che, ad un certo punto della sua vita, per acchiappare un po’ di soldini in più, decide, senza troppi affanni, che è arrivato il momento di vendere il cu..
Nella sua nuova carriera da prostituta riesce anche ad innamorarsi di un cliente, il giovane Henry che, dall’ alto del suo impareggiabile appeal, non solo ruba il cuore della nostra protagonista ma la convince, anche, a convertirsi al satanismo.
L’ unica pecca di sto fidanzato modello è il suo vizio di ammazzare persone a caso, nei modi più raccapriccianti.
Il film, alla fine, risulterà come un serie di frammenti confusi e girati in maniera davvero disturbante (immagini che tremano classiche dei mockumentary fatti di mer..), suoni distorti accompagnati da musiche riprodotte al contrario come il buon satanismo ci insegna, luci basse ad intermittenza, dialoghi al limite dell’ incomprensibile, il tutto condito con del sano ma insolito splatter: sangue a non finire mischiato con tanto, tanto, tanto, anche troppo, vomito.
Braccia e gambe tagliate, corpi squartati, sbudellamenti, calotte craniche aperte con cannibalismo incluso, pelle strappata dalla carne e conati di vomito (reali) in quantità industriale; in Slaughtered Vomit Dolls ognuno vomita come fosse la cosa più normale al mondo.
C’è quello che vomita nel cesso, c’è quello che vomita, mangia il proprio vomito per poi rivomitarlo, non manca neanche quello che si diverte a farsi il bagno in una pozza di vomito, a farsi vomitare in bocca e a ricambiare il favore.
Le vittime sono quasi sempre delle ragazze, spesso molto belle e molto nude e questo connubio tra sesso, violenza e contenuti gastrici mi fa seriamente pensare che l’ opera prima di sto Lucifer Valentine, in realtà, altro non sia che un porno per cultori del genere, mascherato da film horror.
Nel complesso, la prima parte del film è godibile, ho apprrzzato i tentativi del regista di creare un lavoro, sicuramente disturbante, ma anche coraggioso, oserei dire addirittura “innovativo”. Mi sono particolarmente piaciute le scene in cui Angela, fissando lo schermo come se volesse guardarci tutti dritti negli occhi, racconta la sua terribile infanzia fatta di continue violenze, abusi sessuali da parte dei genitori e di un prete e conclusasi con un incendio appiccato ai danni di una chiesa e la conseguente fuga da casa per intraprendere una vita errabonda e degradata.
La seconda parte, col trascorrere dei minuti, cade nell’ eccesso, a tratti, anche scontato.
In Slaughtered Vomit Dolls c’è un errore di fondo, lo stesso commesso, ad esempio, da Vogel nel suo August Undeground, ossia quello di voler inorridire gli spettatori esagerando con la violenza, con il marciume, estremizzando ogni contenuto, senza però, a conti fatti, dare un reale significato al contesto proposto.
Il risultato è un prodotto che può scandalizzare fino ad un certo punto ma una volta metabolizzato il lato estremo, il tutto inizierà a diventare monotono, ripetitivo.
Non è neanche necessario impegnarsi per trovare un significato nascosto in questo film, magari una qualche forma di protesta sociale, perchè è stato lo stesso Lucifer Valentine, durante un’ intervista, a chiarirci le idee: “Ho girato questa pellicola perchè sono sessualmente attratto dal vomito”.
Sarà pure un pazzo allucinato ma almeno è sincero.

Paolo Mattia

Slaughtered Vomit Dolls
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Slaughtered Vomit Dolls
Lucifer Valentine

Pubblicato da theevolution

Si consiglia la lettura al solo pubblico adulto. I temi trattati potrebbero offendere la sensibilità di minori, moralisti o deboli di cuore.